Trump accusato di aver utilizzato ChatGPT per creare i dazi

Sul web hanno comincito a spopolare diversi post che accusano il Presidente Donald Trump di aver utilizzato ChatGPT per creare i dazi doganali

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Credits: Chip Somodevilla/Getty
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Nuove accuse mosse al Presidente Trump!

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Lo scorso 2 aprile, il presidente Donald Trump ha annunciato un drastico aumento dei dazi doganali che coinvolgerà quasi tutti i Paesi del mondo. La misura prevede l’introduzione di una tariffa minima del 10% su tutte le importazioni verso gli Stati Uniti, mentre ad alcuni Paesi verranno applicate imposte ben più elevate. Tra i più colpiti figura il Vietnam, che dovrà affrontare una tariffa doganale del 46% sui beni esportati negli USA.

Secondo le dichiarazioni della Casa Bianca, l’obiettivo di queste nuove tariffe sarebbe riequilibrare la bilancia commerciale degli Stati Uniti, colpendo maggiormente i Paesi con cui il deficit commerciale è più elevato. La misura si estende a tutti, senza eccezioni.

Nessuno è al sicuro dai dazi di Trump: nemmeno le parti del mondo in cui non vive nessuno possono sfuggirvi – si legge in un commento satirico circolato online subito dopo l’annuncio.

Tuttavia, ciò che ha sollevato il maggior numero di critiche e perplessità riguarda il metodo con cui sono state determinate le singole percentuali tariffarie. Dopo la comunicazione ufficiale, numerosi osservatori si sono chiesti come Trump e il suo team abbiano stabilito le aliquote per ogni Paese.

James Surowiecki, ex collaboratore del New Yorker e noto per la sua rubrica The Financial Page, ha condiviso su Twitter una teoria che ha rapidamente guadagnato popolarità:

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Ho appena scoperto da dove provengono queste tariffe doganali false – scive. Non hanno effettivamente calcolato le tariffe + le barriere non tariffarie, come dicono di aver fatto. Invece, per ogni paese, hanno semplicemente preso il nostro deficit commerciale con quel paese e lo hanno diviso per le esportazioni del paese verso di noi.

Quindi abbiamo un deficit commerciale di 17,9 miliardi di dollari con l’Indonesia. Le sue esportazioni verso di noi ammontano a 28 miliardi di dollari. 17,9/28 = 64%, che Trump sostiene essere la tariffa doganale che l’Indonesia ci addebita. Che assurdità straordinaria.

Per chiarezza, un deficit commerciale si verifica quando le importazioni di un Paese superano le esportazioni. E qui entra in gioco un elemento ancora più curioso. Su Twitter infatti, un utente ha avanzato un’ipotesi ancora più singolare: e se fosse stato ChatGPT a fornire il metodo di calcolo?

Penso che abbiano chiesto a ChatGPT di calcolare le tariffe degli altri Paesi, motivo per cui le tariffe non hanno assolutamente alcun senso – scrive l’utente Steven Bonnell.

Stanno semplicemente dividendo il deficit commerciale che abbiamo con un paese per le nostre importazioni da quel paese, oppure utilizzando il 10%, a seconda di quale sia maggiore

L’utente ha poi condiviso uno screenshot di una conversazione con un bot AI (presumibilmente ChatGPT), in cui viene chiesto:

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Quale sarebbe un modo semplice per calcolare le tariffe che dovrebbero essere imposte ad altri paesi in modo che gli Stati Uniti siano alla pari quando si tratta di deficit commerciale? Imposta il minimo al 10%

Il bot ha risposto:

Per calcolare le tariffe che aiutano a livellare il campo di gioco in termini di deficit commerciali (con una tariffa minima del 10%), è possibile utilizzare una formula tariffaria proporzionale basata sul deficit commerciale con ciascun paese. L’idea è di imporre tariffe più elevate ai paesi con cui gli Stati Uniti hanno maggiori deficit commerciali, incentivando così un commercio più equilibrato.

Secondo la World Population Review, i Paesi con cui gli Stati Uniti hanno i deficit commerciali più elevati sono Cina, Messico e Vietnam, sono tutti destinatari di alcune delle imposte più alte annunciate da Trump.

L’intera vicenda solleva interrogativi sull’approccio dell’amministrazione Trump alla politica commerciale e sull’affidabilità degli strumenti utilizzati per determinare scelte economiche di questa portata. Nel frattempo, le reazioni internazionali e le possibili contromisure da parte dei partner commerciali USA restano da monitorare.

Che ne pensate?