Marlon Brando: Genio Ribelle che ha rivoluzionato il Cinema

Marlon Brando è stato, senza dubbio, uno degli attori migliori e più influenti della storia del Cinema. Ecco il nostro omaggio

Condividi l'articolo

Il Padrino (Francis Ford Coppola, 1972)

Il padrino; Francis Ford Coppola
Marlon Brando nella scena più celebre de Il padrino CREDITS: CIC Video

Quando Francis Ford Coppola lo scelse per interpretare Don Vito Corleone, Hollywood sussultò. Troppo problematico, troppo instabile, troppo imprevedibile. Ma Coppola sapeva che solo Marlon Brando poteva dare al Padrino l’aura mitologica di un re shakespeariano.

Nel provino, Marlon Brando infilò del cotone tra le guance, abbassò la voce e creò uno dei personaggi più iconici della storia del cinema.

Marlon Brando costruì Vito Corleone attorno a un paradosso: è un uomo che detiene il potere assoluto, ma non ha bisogno di dimostrarlo con la violenza o il fragore. Gli basta il silenzio, gli basta uno sguardo.

Marlon Brando non parla con voce ferma e intimidatoria. Sceglie di sussurrare, di rendere ogni parola una carezza ruvida, un soffio che scivola nell’aria come una sentenza inappellabile.

Nella scena iniziale del matrimonio Don Corleone è nella sua penombra, mentre il chiasso della festa si riversa fuori dalla stanza. Un uomo gli chiede giustizia. E lui parla con un filo di voce, quasi come se le sue parole non avessero bisogno di volume per essere ascoltate.

Eppure, ogni sillaba pesa come un macigno: “Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare.”

Non è una minaccia urlata. È un’inevitabilità enunciata con la dolcezza di un padre che spiega le regole della vita, con la voce roca e crepuscolare di un padrino che porta il peso di un impero criminale sulle spalle.

Marlon Brando non interpretò solo un boss mafioso: lo elevò a leggenda, lo rese un simbolo di potere e vulnerabilità. Ogni suo gesto, dal modo in cui accarezza il gatto a quello in cui si alza dalla sedia con il peso degli anni, è un pezzo di narrazione senza parole.

LEGGI ANCHE:  Gianni Russo, attore de Il Padrino, ha rivelato di aver perso la verginità a 15 anni con Marilyn Monroe

L’Oscar vinto per questa performance venne rifiutato dall’attore in un atto di sfida: al suo posto, mandò una giovane attivista nativa americana, Sacheen Littlefeather, per denunciare il trattamento riservato ai nativi da parte dell’industria cinematografica.

Quel gesto fece scalpore, indignò l’Academy, fece infuriare produttori e studios. Marlon Brando però non cercava il consenso, voleva scuotere le coscienze. Fino alla fine Marlon Brando fu uno spirito libero che rifiutò di scendere a compromessi con la mediocrità. Anche fuori dallo schermo, egli rimase un ribelle che non si piegò mai alle regole dello star system, dimostrando che il talento vero non può essere addomesticato

Apocalypse Now (Francis Ford Coppola, 1979)

Marlon Brando en Apocalypse Now 1979

Marlon Brando si presentò sul set fuori forma, ingrassato, senza aver letto il copione. Francis Ford Coppola dovette adattare l’intero film attorno alla sua imprevedibilità, tagliando scene, improvvisando dialoghi, lasciando che Brando plasmasse il colonnello Walter E. Kurtz a modo suo.

Trasfigurato e quasi irriconoscibile, Marlon Brando incarnò il personaggio con la gravitas di una divinità caduta, giocando con l’oscurità come un pittore gioca con le ombre. Il suo volto emerge a tratti, come se la luce stessa avesse paura di sfiorarlo troppo a lungo. La voce è ipnotica e funerea.

LEGGI ANCHE:  I 10 migliori Film tratti da Libri [LISTA]

Quando Kurtz racconta l’orrore, lo fa con una lentezza rituale, come un oracolo che sta rivelando un’ultima, sconvolgente verità. Ha capito che l’uomo non è altro che un animale che finge di essere civile e che la guerra non è un’anomalia, ma la nostra vera natura.

“L’orrore.. L’orrore ha un volto. E bisogna farsi amico l’orrore..”

Queste ultime parole, sussurrate come una condanna esistenziale, suggellarono la sua carriera con il peso di una rivelazione mistica.

E ancora oggi, quando guardiamo quel volto immerso nelle tenebre, quando sentiamo quel sussurro che sembra uscito dall’oltretomba, capiamo una cosa. Il vero orrore non è Kurtz. Il vero orrore è dentro di noi.

Marlon Brando è stato un vero e proprio Prometeo del cinema, colui che ha rubato il fuoco della vita vera e l’ha portato sugli schermi.

Era difficile, imprevedibile, testardo. Rifiutava le regole di Hollywood e spesso distruggeva i set con il suo comportamento. Ma era anche un genio che ha ridefinito la recitazione per sempre.

Se oggi gli attori possono permettersi di vivere i loro ruoli, lo devono a lui. Se il cinema è diventato più vero, più crudo, più umano, è perché Brando ha mostrato la via.

Marlon Brando vive in ogni fotogramma che ha toccato. Guardarlo non è mai un atto di nostalgia, ma un incontro vivo, una manifestazione tangibile.

Ecco perché il suo nome non sarà mai dimenticato.