Seguiteci sempre su LaScimmiaPensa e iscrivetevi al nostro canale WhatsApp
A cura di Flavia Orsini
Ecco la nostra recensione di A Real Pain, film di e con Jesse Eisenberg accompagnato da Kieran Culkin
Da oggi in sala trovate A Real Pain, film candidato a due premi oscar, che segna l’esordio alla regia di Jesse Eisenberg nel quale l’attore di The Social Network è accompagnato da un magistrale Kieran Culkin. Ecco dunque la nostra recensione
“Tutti soffrono. Il mio dolore non è eccezionale.”
È con questa emblematica citazione che si potrebbe racchiudere il significato profondo e il nucleo essenziale dietro questo road movie scritto e diretto da Jesse Eisenberg sulle diverse forme di elaborazione del dolore. Con A Real Pain il giovane attore che abbiamo conosciuto in film come The Social Network e Zombieland debutta ufficialmente nel mondo dei cineasti hollywoodiani e in questa impresa decide di avere a fianco niente meno che l’attore-rivelazione del momento; Kieran Culkin.
Anche se in realtà, com’è stato detto da Culkin stesso alla serata dei Sag Awards di due giorni fa, è stata la sorella di Jesse Eisenberg a spingerlo a castare Culkin come suo co-protagonista. Certo è che l’accoppiata Eisenberg-Culkin è stata più che vincente, la vera forza motrice dell’intero film senza la quale la potenza dei sentimenti scatenata dalla sceneggiatura non avrebbe avuto la giusta rappresentazione.
La trama è essenziale; i due cugini Benji (Kieran Culkin) e David Kaplan (Jesse Eisenberg), dopo la morte della nonna a cui erano fortemente legati, decidono di fare un viaggio in Polonia in suo onore per prendere parte ad un tour del patrimonio ebraico e riconnettersi alla loro storia familiare.
L’eredità familiare, l’olocausto e il passaggio di testimone da una generazione all’altra sono solamente un brillante mezzo attraverso cui Jesse Eisenberg parla del dolore personale, della difficoltà di esternare la tristezza e dei diversi approcci nei confronti della depressione. Un film che ti pone di fronte a due personaggi, con caratteri ben definiti e contrastanti, chiedendoti velatamente: “e tu, in quale delle due personificazioni del dolore ti identifichi?”, e da quel momento in poi il film acquista un bellissimo e struggente valore personale.
Da una parte c’è un giovane affascinante ed estroverso che mette alla mercé di tutti i propri sentimenti, con un pizzico di egocentrismo e una dose di incoscienza (Kieran Culkin). Benji è un personaggio meravigliosamente complesso e contraddittorio; riesce ad essere ignaro dei bisogni degli altri e al tempo sesso in sintonia con l’umore di chi lo circonda, sempre dolorosamente empatico ma a tratti anche estremamente insensibile, sembra limitato dalle norme sociali ma detiene anche un profondo senso di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Mostra anche chiari segni di un disturbo bipolare che si manifesta in emozioni così travolgenti e imprevedibili che le percepisci insieme a lui. Dall’altra parte invece c’è una vittima silenziosa che non pretende né di essere confortata né di essere capita ma che ne risente fortemente del peso della sua sensibilità (Jesse Eisenberg). David è un introverso estremamente filtrato che non conosce alcun tipo di libertà e che inevitabilmente viene calpestato e mortificato dalla personalità travolgente di suo cugino.
C’è un vero e proprio abisso tra l’esuberanza di Benji e la chiusura sociale di David, un abisso che darà vita ad un turbinio di sentimenti che metteranno a rischio l’amicizia dei due cugini; frustrazione, timore reverenziale, risentimento, orgoglio e soprattutto invidia. Man mano che il film progredisce, la verità dietro il dolore dei suoi personaggi colpisce come un treno in corsa, soprattutto perché il suo climax è così regolare e silenzioso che è impossibile prevederne lo scoppio né la potenza.
Attraverso il personaggio di David, sempre in grado di analizzare profondamente chi ha davanti, ci vengono fornite delle definizioni sia letterali che figurative, oltre che metaforiche ed emotive, di un dolore così ingannevolmente semplice e sottomesso che chiunque ha sperimentato almeno una volta nella vita. E sempre attraverso i suoi occhi possiamo vedere come l’acquisizione di questo dolore ci diversifichi l’un l’altro; c’è chi imbottiglia le proprie emozioni e chi esplode liberamente, chi è in grado di illuminare una stanza e chi invece viene completamente risucchiato dall’ambiente circostante, chi pone le proprio sofferenze sopra quelle degli altri e chi le nasconde in un angolo remoto del proprio essere perché crede che non siano importanti.
Insomma, Jesse Eisenberg ha creato qualcosa di speciale; una storia che ci modella e ci coinvolge tutti, un dramma toccante sull’umanità che crea e afferma la vita ma che al tempo stesso mostra anche gli orrori dell’Olocausto e la bellezza silente della Polonia. Il tutto è meravigliosamente accompagnato da una struggente colonna sonora fatta quasi interamente di musica per pianoforte composta da Chopin che dà la profonda sensazione di trovarsi lì assieme al resto del gruppo, specialmente durante quella visita straziante al campo di concentramento, saggiamente mostrata senza dialoghi, dove gli accordi di Chopin si caricano di un’ulteriore pesantezza emotiva.
Ma non troverete solo dolore in A Real Pain perché paradossalmente sarà anche un film divertente, con una vena comica inaspettata, sarcastica e spontanea. Un grande risultato per lo scrittore-regista Jesse Eisenberg (oltre alla sua performance messa in ombra dal suo protagonista ma equalmente eccellente) e una vetrina fondamentale per un brillante Kieran Culkin, ma soprattutto un grande passo per il cinema d’autore perché storie come queste, strazianti, reali e lontane da qualsiasi tipo di romanticizzazione, sono sempre più rare al giorno d’oggi ma estremamente fondamentali.
Che ne pensate? Andrete a vedere A Real Pain?