The Midnight Sky, la Fantascienza di George Clooney è bella fuori e brutta dentro [NO SPOILER]
Mentre la fatalità e la paura dell’ultima corsa ci mordono le caviglie, George Clooney rincara la dose ponendo l’uomo nel contesto a cui appartiene: l’infinitamente piccolo. Lo fa portando su schermo il romanzo di Lily Brooks-Dalton La distanza tra le stelle e in grande stile, almeno di mezzi, con una produzione Netflix di alto profilo: ARRI ALEXA 65, computer grafica curatissima, riprese in condizioni estreme con attrezzatura adeguata e un innovativo mix di voci che mescolano quella di Clooney con quella dell’attore che interpreta il suo personaggio da giovane. Il risultato è un’opera esteticamente preziosa ma dal contenuto povero, mal approfondito, con numerose ingenuità.
Una gran prova di ciò che può fare il cinema con le immagini e la tecnologia ma una scialba riproposizione di temi caldi e ampiamente affrontati dalla fantascienza, The Midnight Sky plana su quella profondità che pretende di avere senza giungere mai al cuore delle questioni che propone. Fin troppi i momenti scontati da blockbuster a stelle e strisce, pregni di ingenuità stucchevole, di quelle che sanno di star mentendo e di aver preso una licenza dalla vita vera. In compenso, il piano visivo vale il prezzo del “biglietto” e l’opera vale almeno una visione.
Gli occhi godono, la mente meno
Immagini nitidissime, esaltate, ad esempio, nel bokeh della partita a scacchi, in cui la mano di Clooney è un essere a se stante che fluttua nell’inquadratura. Oppure quando Clooney si ritrova a guardare in un oblò uno splendido cielo stellato, e la sua immagine, riflessa sul bordo alto del vetro restituisce lo sguardo ad un smarrito se stesso.
La sequenza che mostra la Aether nella sua interezza è indubbiamente riuscita, grazie a una CGI avvolgente (Clooney ha studiato a lungo e in prima persona il tema della computer grafica) e una morbida danza della camera intorno al colossale mezzo spaziale. I dettagli meccanici, i riflessi di luce sui pannelli solari, la capsula di viaggio in ombra e altri numerosi dettagli donano una panoramica molto suggestiva. Così come la sequenza dedicata alla passeggiata nel cosmo. La camera segue gli astronauti danzando e ruotando con delicatezza restituendo il senso di fluttuazione, silenzio e calma che circonda l’astronave. L’immersione dello spettatore è coadiuvata ancora una volta dalla CGI; ogni riflesso, cromatura o nebulosa sullo sfondo sono credibili e armoniose, riuscendo quindi a sospendere quell’aurea di fittizio che spesso accompagna la messa in pratica degli effetti visivi.
Coronamento dell’ottimo lavoro svolto dal team degli effetti speciali è la meravigliosa scena dell’incidente e del sangue, non diremo altro. Tranne che il pathos emotivo viene guastato da una fin troppo evidente emulazione de La Pietà di Michelangelo 2.0 che non convince pienamente. Proprio nei numerosi passaggi tra immagine e racconto simili a quello citato poc’anzi ritroviamo la debolezza intrinseca del film. La potenza visiva non viene mai ripagata dalla narrazione, fin troppo sbrigativa e facilona, capace di far storcere il naso anche allo spettatore meno esigente. Nonostante i diversi livelli della storia, nessuno di questi viene sviluppato approfonditamente sposando quella superficialità che citavamo in apertura d’articolo. Neppure il contributo musicale del premio OscarAlexandre Desplat riesce a cucire armoniosamente tra loro i momenti di potenza drammatica.
Il film si svolge, come accennato, su tre diversi piani temporali e spaziali (scusate il gioco di parole): le azioni di Augustine sulla Terra; la missione Aether di ritorno da Giove e il passato dello scienziato. Le scene che raccontano quest’ultimo (probabilmente le meno riuscite) hanno un aspetto più caldo e granuloso rispetto a quello asettico, freddo e fantascientifico del resto del film. Il risultato è fastidioso sia per lo stridente contrasto con gli altri piani della storia sia per uno dei difetti generali del film, i dialoghi. Quest’ultimi minano definitivamente la solidità narrativa dell’opera, lasciando povertà emotiva non solo sulla costruzione generale del racconto ma anche sul suo sviluppo dialogico, esasperando l’interesse per il film sia a causa del percorso della trama sia per quello che dicono i personaggi.
Parole vuote all’interno di una storia che pare non aver nessun messaggio se non una raffazzonata morale ambientalista. The Midnight Sky, quindi, si presenta come un bel paio di occhi blu, ove dietro la velatura dello sguardo si cela il nulla assoluto.
Scheda Tecnica
Lingua originale
inglese
Paese di produzione
Stati Uniti d’America
Anno
2020
Durata
122 min
Rapporto
2,11:1
Genere
drammatico, fantascienza, thriller, fantastico
Regia
George Clooney
Trama
2049. Uno scienziato in fin di vita assiste all’esodo dei suoi colleghi dalla stazione di ricerca in cui lavora al Polo Nord. Un’estinzione di massa incombe sull’umanità, ma l’uomo decide di restare alla base per poter avvertire gli ultimi astronauti in missione nello spazio. Quest’ultimi stanno tornando da una luna di Giove, K-23, potenzialmente abitabile. Scopriranno ben presto che per sopravvivere dovranno invertire la rotta e tornare verso il gigante gassoso.
Cast
George Clooney: Augustine Lofthouse
Felicity Jones: Sully
Kyle Chandler: Mitchell
Demián Bichir: Sanchez
David Oyelowo: Tom Adewole
Tiffany Boone: Maya
Caoilinn Springall: Iris
Sophie Rundle: Jean
Ethan Peck: Augustine da giovane
Tim Russ: Moseley
Miriam Shor: Moglie di Mitchell
Trailer
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