Il cattivo tenente – l’antieroe di Abel Ferrara

Un immenso e perverso Harvey Keitel nei panni del Bad Lieutenant, personaggio-icona del cinema maledetto di Abel ferrara. Il lungometraggio è la parabola esistenziale di uno sbirro sui generis: si serve della sua condizione di autorità d’ordine pubblico per soddisfare le sue perversioni e i suoi stravizi. Beve, fuma, scommette, accetta mazzette e così via. Siamo a New York e l’azione si concentra sull’evento del momento: una suora viene stuprata da due giovani teppisti, il caso viene affidato al tenente.

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Primo film della trilogia del peccato, un vero neo-noir (poliziesco) americano dove riecheggia lo stile delle New York stories di Scorsese come After Hours e Mean Streets. La metropoli americana è dimora del peccato, marchio stilistico del regista insieme alla Notte e alla Strada:

La notte è il mio mondo” – dice – “le ballerine dei cabaret, I gangster di Chinatown o di Little Italy vivono quando le persone sono a letto […] Quando giri un film di notte puoi controllare la luce. Sei tu che decidi cosa illuminare“.

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New York è tanto personaggio quanto il tenente, si personifica. E’ il mattatore dello spettacolo. Ferrara contestualizza il suo Bad Lieutenant portandolo “Down into fuckin’ hell” perchè qui non si giudica la figura autoritaria del tenente ma la discesa infernale dell’uomo post-moderno.

Un antieroe che sperpera violenza ma subisce se stesso: la sua condizione di soggetto con parafilie come il voyeurismo è marcata dalla necessità di vestire i panni di spettatore: la commozione seguente all’orgia, spiare l’ispezione medica della suora dopo lo stupro, masturbarsi costringendo una ragazza a simulare una fellatio.

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Il tenente è carnefice e vittima della sua indole violenta, sia perchè conscio del suo illegittimo potere “No one kill me, I’m blessed, I’m a fuckin catholic”  e sia perchè incapace di ribellarsi alla sua natura masochista (si pensi, per esempio, all’insistenza nell’alzare la posta in gioco anche se le possibilità risultano esser quasi nulle).

Il tenente non ha nome, né identità (l’identificazione è attuabile solo mediante la scala gerarchica delle forze pubbliche). Non pericoloso per gli altri quanto per se stesso, “cattivo” perchè amorale ed eticamente distante dalla figura consueta del tenente. Bad Lieutenant è feticcio della poetica cinematografica ed emblema dei personaggi di A. Ferrara: sono chiamati ad adattarsi, ad inserirsi nella spirale corrotta e consumistica della società odierna. Sono cattivi: ma oggi cosa vuoldire essere cattivo? Vuoldire delinquere, non andare in Chiesa, non rispettare le leggi o semplicemente sopravvivere?  La risposta di Abel è facilmente reperibile:

“Non siamo cattivi perchè facciamo del male, ma facciamo del male perchè siamo cattivi” (The addiction, 1995)

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Comparare un’iconografia religiosa alla condotta immorale dei suoi personaggi è uno degli espedienti di montaggio preferiti da Ferrara. Vi è una vera e propria destrutturazione della dicotomia SACRO e PROFANO, precisamente una vera e propria profanatizzazione del sacro ed una sacralizzazione del profano. Ogni atteggiamento scorretto del tenente presuppone un rimando religioso sin dai primi segmenti: il rosario con il crocifisso sullo specchietto retrovisore mentre Lt (Lieutenant) inala cocaina, l’anello (con annessa croce sopra) della ragazza di cui abusa, fino a farsi immagine e somiglianza di Cristo: la stessa che troviamo nel fotogramma in cui il tenente è nudo – nudità che ricorda, appunto, il figlio di Dio crocifisso.

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Quest’unione reale/simbolica assume toni velatamente blasfemi ma è necessaria per l’evoluzione della narrazione. Gli unici due fotogrammi che mostrano la figura di Cristo sono durante lo stupro – a marcare l’incombere del profano sul sacro – e quando si palesa davanti agli occhi del tenente, che lo rimprovera Dove cazzo eri? Dove cazzo sei stato?, chiedendo, poi, il perdono.

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Da questo momento in poi si attua un vero e proprio rovesciamento: il tenente non solo intraprende un percorso di redenzione (o almeno è intento a farlo) ma s’immedesima in Cristo stesso, mostrando agli stupratori la via della salvezza.

“La tua vita non vale un cazzo in questa città”

La despota New York di Ferrara ritorna per essere testimone della fine della sua vittima e ci avvisa che “It All Happens Here” (Accade tutto qui).trum-plaza

 

(Esilarante, grottesca e quasi visionaria quest’immagine se accostiamo la frase sopra con il marchio “Trump Plaza” – visto il recente cambio di governo)

Molti critici hanno asserito che non vi è possibilità di redenzione per personaggi come il cattivo tenente (e che la morte è l’unica conseguenza plausibile). Mentre il momento catartico, specificamente Catarsi – è intesa da Platone come processo di purificazione e ritorno all’innocenza originale.

“I vampiri sono fortunati, si nutrono degli esseri che trovano. Noi invece divoriamo noi stessi. Dobbiamo mangiare le nostre gambe per trovare la forza di camminare. Dobbiamo arrivare per poter andare via. Dobbiamo succhiarci fino in fondo, dobbiamo divorarci da soli. Finchè non ci resta nient’altro che la fame.”