Suicide club – Recensione

 
L’apertura del film inquadra i due grandi protagonisti, la morte e la massa. Sion Sono rappresenta con sguardo cinico e feroce la collettivizzazione della morte usando la sua estetica pop-gore, accentua la drammaticità con la grazia kawaii delle studentesse in divisa da liceo che, sorridenti, aspettano di gettarsi tutte insieme sotto al treno della metropolitana. L’orrore si manifesta in questo duplice aspetto, la massa e il sereno entusiasmo del suicidio. La moda-morte diventa aspetto qualificante della subcultura giovanile della tv e di internet. Internet è infatti il medium ovvero il mezzo che “connette”, ma anche il medium nel senso popolare di mago e chiaroveggente, con i pallini che appaiono sullo schermo del computer un secondo prima che si sappia quanti altri ragazzi si sono appena suicidati.
La “connessione” è il motivo ricorrente ed emerge come macabro sottotesto nelle esibizioni musicali della teen band in tv: la canzoncina finale parla di “puzzle”, e il puzzle è in effetti anche il gioco a far combaciare i diversi lembi di pelle (cuciti insieme nei rotoli trovati dalla polizia, dentro borse bianche) con le ferite aperte sulle schiene dei morti. “Sei connesso con te stesso?” è la domanda che porta il detective Kuroda a decidere finalmente di uccidersi e riappropriarsi di sé, di riconnettersi con se stesso e col mondo. La stessa domanda martellante riecheggia nella testa di Mitzuko, fino all’ultima scena. Il puzzle, la catena, l’unione, sono inquadrate fin dall’inizio, nelle mani intrecciate delle liceali che fanno il conto alla rovescia prima di saltare sotto al treno in corsa. Ed è proprio questo il momento più spaventoso (anche più terrificante del binario allagato di sangue immediatamente dopo): le studentesse allineate con solennità marziale, come soldatesse dell’esercito della morte, ma di una morte allegra, straniante. L’entusiasmo non è infatti quello bellico del morire per un ideale, ma del morire COME ideale.

tumblr_lc2vd7wx7s1qbkkgwo1_500In Giappone il tasso di mortalità è tra i più bassi al mondo, la popolazione arriva a essere molto vecchia. In una società stabile che si rigenera lentamente, e che fa della coesione il proprio tratto identificativo, la nuova generazione si ribella alla prospettiva di anonimato agonizzante e massificato, attraverso la deliberata negazione del sé integrato in quella realtà. Le studentesse in divisa sono il futuro su cui si schianta il treno delle abitudini, della routine lavorativa. La riscoperta dell’individualità avviene nella scelta consapevole di riappropriarsi della vita morendo. Morendo in modo plateale, dimostrativo, davanti a tutti. Il suicidio è privato del suo tradizionale statuto solitario e depressivo, diventa rito, religione, improvvisazione, diventa collettivo e sereno, non meditato, non è espiatorio, è politico e aggressivo. È la risposta all’ingranaggio economico-sociale che annienta l’individualità e il valore vita.

suicidecircle2Menzione d’onore al personaggio di Genesis, simbolo glam-rock della crudeltà kitsch e della delirante indifferenza del mondo contemporaneo.
Meravigliosa la busta di American Beauty, che arriva svolazzando senza peso fino a Tokio, passa davanti agli occhi sconvolti di Mitzuko, come supremo sberleffo alla “bellezza del mondo”. Sarcasmo supremo e massima crudeltà.