I Soprano – Recensione

Esistono opere, principalmente letterarie, che racchiudono al loro interno il concetto di umanità, la più celebre è sicuramente I fratelli Karamazov di Dostoevskij, una di queste è I Soprano. Tralasciando il discorso riguardo al fatto che serie tv e film dovrebbero avere pari dignità (potremmo dilungarci per centinaia di pagine riguardo a questo argomento) si può affermare che I Soprano sono la più grande testimonianza a favore di questa affermazione. David Chase con I Soprano ridefinisce il concetto di serie tv, il 1999 può essere considerato un punto di non ritorno, l’anno 0 del calendario delle serie tv. Bisogna, però, fare attenzione a non dare il merito solo a Chase, la writing room de I Soprano era colma di nomi di tutto rispetto, basti pensare al fatto che da quella stanza è uscita gente che, qualche anno dopo, ha scritto serie come Mad Men e Boardwalk Empire. Senza spendere altre parole per l’introduzione a questa serie iniziamo a parlarne più concretamente.

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Chase e co. creano un mondo criminale magnifico, descrivendo nei minimi dettagli ogni singolo personaggio, scavando fin nel profondo nella mente di ognuno. Con il passare delle puntate lo spettatore vede i personaggi della serie come fossero gli amici che si incontrano ogni giorno al bar, ma soprattutto conosce questi personaggi meglio di quanto conosce quegli amici, concreti, che incontra ogni giorno allo stesso bar. Persino i letti di casa Soprano hanno carisma. Le affermazioni che seguiranno potrebbero essere viste da qualche lettore come esterofile e sono orgoglioso di affermare che lo sono, con la differenza che non si tratta di un’esterofilia spicciola come quella di chi millanta grandi conoscenze in questo campo e si pone a prescindere contro le produzioni italiane. Evitando di fare riferimento in maniera negativa ad opere che non ci riguardano è importante far notare come in tutte le produzioni nostrane che trattano un genere simile a quello de I Soprano quando non c’è azione c’è noia, se nessuno spara o viene sparato lo spettatore si assopisce. Ne I Soprano, invece, svariate puntate consistono in una discussione di famiglia durante una cena o contesti simili, eppure è proprio grazie alla sceneggiatura-capolavoro che non annoiano nemmeno per un secondo lo spettatore. Qualcuno disse che non importa cosa si dice ma come lo si dice, personalmente concordo. Gli scambi di battute sono continui e studiati benissimo, mai niente di forzato in 86 puntate, l’azione non manca ma lo spettatore non ne sente il bisogno. Non sorprende il fatto che in italia, il cui spettatore medio è abituato a serie leggere che possono essere guardate con scarsa attenzione, I Soprano non abbiano ottenuto il successo dovuto, abbiamo tutto ciò che ci meritiamo, e non mi riferisco solo al campo delle serie tv. È incredibile, inoltre, la differenziazione delle puntate, si passa dalla tranquillità massima alla super violenza, dalla normalità a puntate Lynchane come “Sogni angoscianti”.

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Chase rappresenta il male anche nella sua quotidianità, guardare Tony Soprano che sgrida Tony jr. per la sua leggerezza nell’affrontare gli studi fa capire che anche lui è un padre come tutti gli altri, che ha una famiglia come la nostra in cui accadono cose che abbiamo affrontato tutti. Basti pensare ai problemi adolescenziali dei fratelli Soprano, i primi amori, il rapporto con le droghe, l’università, il mondo del lavoro.

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Nel corso della serie si alternano puntate e scene di incredibile bellezza e piene di significato, evitando spoiler posso affermare che la scena che vede Tony e Chris protagonisti nell’episodio 18 della sesta stagione è il livello massimo raggiunto da una serie tv e, nonostante si trovi a tre episodi dalla fine, è sbagliato considerarla il canto del cigno di quest’opera, dato il livello medio incredibilmente elevato di ogni episodio.

Sento quasi l’obbligo di spendere qualche riga per parlare degli attori che non possono essere posti in secondo piano, nemmeno se sul primo abbiamo posto la magnifica sceneggiatura (I Soprano è stata eletta serie meglio scritta di sempre). Il rimpianto James Gandolfini ci regala una delle più belle performance della storia. Il personaggio di Tony Soprano gli si è cucito addosso per sempre, soprattutto a causa della sua morte. Sfiderei chiunque a trovare un personaggio più complesso e meglio costruito di Tony, Chase scava nella profondità di ogni personaggio ma in Tony Soprano ci piazza della dinamite per scendere ancora più giù; grazie alle sedute dalla psicologa (interpretata da un’impeccabile Lorraine Bracco che abbiamo già ammirato in Quei Bravi ragazzi) arriviamo a conoscere il personaggio di James come conosciamo noi stessi. Impossibile non dedicare due righe anche alle interpretazioni incredibili di Michael Imperioli, Jamie-Lynn Sigler, Robert Iler e Edie Falco (non esiste un’attrice più espressiva, non esiste.) e di tutto il resto del cast che mi permetto di non citare data la sua enorme vastità.

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La serie è un continuo riferimento a capolavori del cinema come Il Padrino e Quei bravi ragazzi; è interessante, infatti, sapere che gran parte del cast ha partecipato ad almeno uno di quei due film (ed anche a C’era una volta in America). Ogni amante del cinema dovrebbe aver visto tutte queste opere da me citate perché fondamentali per la formazione di ogni cinefilo.

Prima di concludere l’articolo scrivo un monito per chi non ha ancora guardato questa serie e vorrebbe farlo: molte serie lasciano un vuoto dopo la loro fine, I Soprano va oltre, portando con sé una parte dello spettatore. Può sembrare un’affermazione esagerata la mia ma sono molti quelli che dopo I Soprano non sono più riusciti a seguire una serie tv, compreso il sottoscritto.

Freud definì I fratelli Karamazov la più grande opera letteraria di sempre, probabilmente se avesse avuto la possibilità di vivere ai giorni nostri la sua serie tv preferita sarebbe stata I Soprano.